“dal momento che Il mondo accade come se Dio non fosse, abbiamo un ancor più disperato bisogno di maschere, illusioni, di vane speranze e magnifici inganni per giustificare il tempo della nostra vita, iniziata a nostra insaputa e condotta tra quei mille impegni che ci siamo inventati per ingannare l’attesa di Godot, che già sappiamo non arriverà mai”
E’ del filosofo Umberto Galimberti. A me fa pensare al silenzio. Alla carta bianca. Al pulsare del cursore sullo schermo. Qualcosa si muove, sempre, continuamente. Un pescatore aspetta. Cerca il momento buono per prendere il pesce d’oro. Mentre “le acciughe fanno il pallone”.
Come una notte che non ha voglia, una sera ormai morta e indecisa, un’ora insolita e strana. C’è un pò di vento fuori posto. Una dedica ad ogni costo. Un dolce da frigo, un bricco di latte freddo. Un rigo. Sorseggio. Sfoggio. Appunto e rimetto in fila. Non fa neanche freddo.
Vada per Faber, verso il mattino. continuo a guardare la notte.
“Ma non so testimoniare”.
..a organizzare una cena, nel solito locale. Una cosa più elaborata, con uno chef che si mette a disposizione, un menu particolare, del buon vino. Chiamate gli amici, e anche qualche conoscente. Una serata da venti persone, il minimo per giustificare la preparazione. Come? Facile. Con Facebook. Inviti virtuali, impegni virtuali, chiacchiere virtuali. E Cena virtuale. Ovviamente. Avevate dubbi? (Su certi “Social network” è meglio sottoscrivere appelli alla pace, sostenere giuste cause possibilmente non troppo vicine geograficamente, fare grandi grandi gruppi. Tanto è virtuale. E’ uguale. Certe cose vanno realizzate PRIMA nel nostro orticello. Ma non erano meglio le vecchie, solite, REALI chiacchiere? )
Joe Di Maggio,star del baseball, è stato il secondo marito di Marilyn Monroe, moglie “non certo fedele” . Dopo la prematura scomparsa di lei, nel 1962 , quando avevano divorziato da un pezzo, Joe le fece deporre sulla tomba rose rosse ogni settimana. Finché non morì anche lui. Trentasette anni dopo.
Stelle di cieli d’oriente
assistono senza posa
a ben altri fuochi bagliori
di rosso dipinti
-
“non riescono a smettere luce,
a smettere voce”
-
e noi,
che non siamo stelle
nè abbiamo luce,
dove l’abbiamo lasciata
la voce?
Natale 2008. Un goffo babbo rosso sfila per le vie del centro su un carretto trainato da un animale da soma. un cavallo bianco, grosso, imponente. Costretto suo malgrado a scivolare sui sampietrini del corso, senza equilibrio, zoccoli a vuoto. E nitrire non lo aiutava. E scuotere il capo neanche. E Sputare saliva, impotenza e schiuma, men che mai. A voi che autorizzate simili scempi, a noi che assistiamo senza reagire, al mancato rispetto, all’indifferenza. Vergogna. E’ successo a Pagani.
..e sarebbero circa MILLE i clandestini, alcuni in condizioni disperate
(tg 1 qualche giorno fa, sbarco natalizio di immigrati )
Solo MILLE euro d’anticipo
(cartellone pubblicitario che reclamizza un’auto)
“banco MILLE euro”
“Banco!”
(L’ultima frase è stata pronunciata da uno studente diciottenne in giacca e cavatta in una sala da gioco, durante una partita di baccarat, noto gioco d’azzardo)
Pomeriggio in città. Un fiume in piena mi punta e mi stordisce. Una massa fitta e rifitta che non esita nè riflette. Sospeso, perdo il tratto che mi tiene stretto a terra. L’ormeggio vacilla. Un tremolio, un fascio di nervi, un rigagnolo di sudore gelato. Gente, gente, gente. Vociare, bisbigliare, urlare. Panico. Noia. Retorica. Finte luci. Finta gioia. Vero, poco denaro. Non c’è la neve, chissà dov’è. C’è la crisi, dicono. Comunque, l’arrembaggio è in pieno svolgimento. Pronti all’assalto finale. Mancano pochi giorni. Poche ore. Banchi di pesce iniziano a spuntare ovunque, seminando un fiumiciattolo di risciacquo. Pacchetti, nastri, gioielli, patacche. Vacche. Biglietti d’auguri e di lotteria. Buon compleanno Gesù. Dovrò farli anch’io, dei regalini?
Vorrei un lunario, di quelli senza numeri e giorni. Bianco, tutto da scrivere. Ci sarà pure in questo casino un fottuto “venditore di almanacchi”.
……
L’apatia scolorisce ogni tinta. Perdo tono, smanio, giro e rigiro. Il pomeriggio vuoto diventa enorme. Provate a disarmare un libro dalle parole, a spingere un rimorchio in salita o a dipingere una tela di bianco. Non può nulla il rito del calcio. Non può nulla la stanchezza di un sonno pieno. Non può nulla il sole, occultato in religioso silenzio nelle coltri pesanti. Niente sabato e niente villaggio. L’amico Leopardi aveva visto giusto. Ma le tempeste immobli passano senza preavviso. A volte un amico, una canzone, una voce, cambiano la scena quando tutto sembra spento. Come scorgere l’infinito oltre la siepe. Vederci il mare. Sempre Leopardi. Vado a cercarmi un ermo colle. Buona domenica.
Traffico. Pioggia. Rabbia. In questi momenti potrei affogare a mani nude l’automobilista che mi sta davanti. Scappano invettive. Bestemmie. Apoteosi di nervi. La colonna procede a rilento. Arrivo alle strisce. Una vecchia stronza decide di attraversare. Mi guarda intimorita. Procede. Lentamente. Sono al limite di tolleranza. D’improvviso la vecchietta mi sorride. Mi guarda, mi passa davanti e..sorride. Mi sento un imbecille. Perchè tanta rabbia? Avrei tardato cinque minuti per un appuntamento che in realtà non c’era. Dov’è che dovevo arrivare nel più breve tempo possibile? Dove corro? Dove sto andando? Alla fine accosto la macchina. Apro il giornale. Prendo un pezzo di carta. Segno qualche parola confusa che ora sta diventando una riflessione. Viva, serena. Meditata. Serve calma. Fermi tutti. Solo un attimo. Pausa.
”Voglio il tempo per pensare”.