28-12-2008

..e sarebbero circa MILLE i clandestini, alcuni in condizioni disperate

(tg 1 qualche giorno fa, sbarco natalizio di immigrati )

Solo MILLE euro d’anticipo

(cartellone pubblicitario che reclamizza un’auto)

“banco MILLE euro”

“Banco!”

(L’ultima frase è stata pronunciata da uno studente diciottenne in giacca e cavatta in una sala da gioco, durante una partita di baccarat, noto gioco d’azzardo)

22-12-2008

Pomeriggio in città. Un fiume in piena mi punta e mi stordisce. Una massa fitta e rifitta che non esita nè riflette. Sospeso, perdo il tratto che mi tiene stretto a terra. L’ormeggio vacilla. Un tremolio, un fascio di nervi, un rigagnolo di sudore gelato. Gente, gente, gente. Vociare, bisbigliare, urlare. Panico. Noia. Retorica.  Finte luci. Finta gioia. Vero, poco denaro.  Non c’è la neve, chissà dov’è. C’è la crisi, dicono. Comunque, l’arrembaggio è in pieno svolgimento. Pronti all’assalto finale. Mancano pochi giorni. Poche ore. Banchi di pesce iniziano a spuntare ovunque, seminando un fiumiciattolo di risciacquo. Pacchetti, nastri, gioielli, patacche. Vacche. Biglietti d’auguri e di lotteria. Buon compleanno Gesù. Dovrò farli anch’io, dei regalini? 

 Vorrei un lunario, di quelli senza numeri e giorni. Bianco, tutto da scrivere. Ci sarà pure in questo casino un fottuto “venditore di almanacchi”.

……

L’apatia scolorisce ogni tinta. Perdo tono, smanio, giro e rigiro. Il pomeriggio vuoto diventa enorme. Provate a disarmare un libro dalle parole, a spingere un rimorchio in salita o a dipingere una tela di bianco. Non può nulla il rito del calcio. Non può nulla la stanchezza di un sonno pieno.  Non può nulla il sole, occultato in religioso silenzio nelle coltri pesanti. Niente sabato e niente villaggio. L’amico Leopardi aveva visto giusto. Ma le tempeste immobli passano senza preavviso. A volte un amico, una canzone, una voce, cambiano la scena quando tutto sembra spento. Come scorgere l’infinito oltre la siepe. Vederci il mare. Sempre Leopardi. Vado a cercarmi un ermo colle. Buona domenica.

Traffico. Pioggia. Rabbia. In questi momenti potrei affogare a mani nude l’automobilista che mi sta davanti. Scappano invettive. Bestemmie. Apoteosi di nervi. La colonna procede a rilento. Arrivo alle strisce. Una vecchia stronza decide di attraversare. Mi guarda intimorita. Procede. Lentamente. Sono al limite di tolleranza. D’improvviso la vecchietta mi sorride. Mi guarda, mi passa davanti e..sorride. Mi sento un imbecille. Perchè tanta rabbia? Avrei tardato cinque minuti per un appuntamento che in realtà non c’era. Dov’è che dovevo arrivare nel più breve tempo possibile?  Dove corro? Dove sto andando? Alla fine accosto la macchina. Apro il giornale. Prendo un pezzo di carta. Segno qualche parola confusa che ora sta diventando una riflessione. Viva, serena. Meditata.  Serve calma.  Fermi tutti. Solo un attimo. Pausa.

 ”Voglio il tempo per pensare”.

04-12-2008

..sottile e fitta, poi distesa, come lanuggine sul nero impenetrabile di un malinconico bosco d’inverno, dove gli accenti ruotano e rollano tra la sorpresa e il tepore di un termosifone rovente, dai vetri impalati, abituati, alle scie di bianco… così rimasi a meditare non troppo convinto, soppesando quei fiocchi, osservandone le pose e la timida rifrazione, con i secondi che svelti sparivano senza il tempo di un occhio, nel gelo complice e allucinato di una dolce, strana visione… una notte, a Parigi