19-11-2008

La prima volta mi avevano offerto della birra. Ma io avevo rifiutato. Poi a tradimento, mi avevano tirato in gioco, al microfono, durante la diretta. Dentro, a presentare il sito. Ieri l’esperienza si è ripetuta. Una specie di alcova insonorizzata racchiudeva l’interplay dei presenti, con somma attesa per lo svolgersi degli spazi. Un pò come il jazz. Differenziarock, colonnarotta, radiobaseagro, speaker and music. La disinvoltura del secondo giro ha le sue ragioni. Che non sono di semplice pratica. Me l’ero presa prima, la birra. (A proposito…in studio fa caldo, qualcuno “monta” i tacchi alti alla Berlusca, gli interventi talora sforano sul modello dei discorsi di Fidel…ma ne vale davvero la pena. Le presenti righe valgono anche come ringraziamento per l’opportunità)

18-11-2008

Due anni di inconsapevole fiducia.  Due anni di menzogna. Una volgare diceria finita  nel suo giusto cestino, tra le bugie e le delusioni. Aprile 2006, e’ il giorno della vittoria elettorale di Romano Prodi. Nel momento delle celebrazioni un amico cede al dovere della riservatezza e mi confida la sua antica vittoria. “Sono stato con la Carfagna”. Racconti di gioventù.  Così fu.  Almeno dal suo racconto. “Un bacio a timbro. Eravamo ragazzi”. Il mio amico non esagerò, e scommettendo sul basso profilo della rivelazione, arricchì il racconto di dettagli equilibrati e teneri. Ho custodito per più di 600 giorni quella confidenza. Poi, qualche giorno fa, la doccia fredda, con  i testimoni di quel racconto a rivelare la burla. Tutti d’accordo. Praticamente abusarono della mia estasi diessina per rifilarmi la bufala del secolo, nel giorno dell’ascesa parlamentare della divina Mara, giocando sul gossip locale. “Ma davvero non avevi capito - mi fa uno dei partecipanti a quel bieco tiro mancino  -  era uno scherzo , evidente e lampante..”  L’assonanza tra il momento  del racconto e quello della rivelazione? Il mio stato di ebbrezza. La Mara non c’entra.  Assolta per insufficienza di prove. D’altronde non c’è storia. Mi spiace per l’amico immolato suo malgrado alla fandonia  di “opportunità”. Niente scranni o racconti piccanti. Niente capitoli dedicati nell’autobiografia. Niente comunicati del premier, niente smentite o minacce di querela. Una stupida chiacchiera da bar. “Non era nessuno - mi disse l’amico - e non sapeva manco baciare”.

cera

nera

sera

luna

voce

tace

Coltrane riempie il buio. La luce del pc studia asettica. Parole in fila, scrivo e cancello. Aria di fine autunno, s’affaccia il freddo. Rimasugli di settimana prima della tradizionale vista sulla città, dove si deve uscire, consumare, mostrare. Godo di questo spazio vuoto e riprendo coscienza dopo un sogno.  C’era questo disco che ho comprato circa un anno fa, e che adesso ascolto nel suo giusto momento. Disegno con le dita un piccolo grappolo di note, sfido quest’aria imbuto e la risucchio di atmosfera. “You don’t know what love is”, recita il titolo del pezzo. Nessuno lo sa veramente. Perfetto. da “Ballads”, personale colonnna sonora di mezzo sabato.

07-11-2008

Anni fa trasformai una scatola di scarpe in un salvaricordi. La imballai di nastro giallo e ci feci un taglio sul lato. la appesi alla testa del letto e iniziai a riempirla di scontrini, apppunti, cartoline, ritagli, biglietti di viaggio e di cinema, pezzi e stralci. Per un anno quel box raccolse di tutto. Delusioni, spiccioli rari, ricordi, testimonianze, conti di ristorante. Quando poi decisi di aprirla, la svuotai per terra e mi ci immersi lungo un intero pomeriggio. Rimasi invischiato nel passato, nei passi e nei pensieri rimasti come tracce in quei centimetri di cartone spesso. Inizialmente ero deciso a ripetere l’insolito diario, ma dopo il confronto con quell’anno disperso sul pavimento sentivo una strana amarezza. Presi tutto e lo confinai in un cassetto. La quarantena era uno stand-by di rigetto. Forse i  fili del passato devono limitarsi a tessere basi per gli attimi che verranno. Mi sentii come se avessi custodito un’urna di oggetti ormai senza vita. Ora tutto quello che mi passa davanti nel corso delle giornate riempie di vivo disordine i miei spazi. Appunti che fanno vita autonoma tra le migliaia di carte e scritture. Li pesco per caso e volontà nel caos quotidiano. E ho smesso di conservare scontrini…